Sostegno psicologico nel ricongiungimento familiare e inserimento dei migranti

Sostegno psicologico nel ricongiungimento familiare e inserimento dei migranti

Il primo passaggio del migrante che vuole ricongiungersi con un familiare è valutare se hai i requisiti abitativi ed economici per intraprendere l’iter, successivamente occorre comprendere, insieme ai congiunti al paese di origine, se è una fase di vita propria e familiare adatta ad un passaggio così delicato: cambiamenti lavorativi, ciclo di studi dei figli in corso. Il ricongiungimento è infatti un processo complesso dove si sommano aspetti burocratici, psicologici, relazionali ed educativi.

Quando il progetto migratorio si modifica da breve durata a lungo periodo, da obiettivi di miglioramento economico per la famiglia nel paese di origine al suo trasferimento in quello di migrazione si vanno a innescare diversi cambiamenti a livello individuale e famigliare: si tratta di strappare parte delle radici per riaffondarle qui, in un nuovo terreno, di ridefinire i rapporti con la società di partenza e con la società di arrivo, di instaurare nuovi rapporti con il contesto, di intrattenere rapporti significativi con l’istituzione scolastica, con i vicini, con gli amici del partner migrato prima. Si ricostruiscono le relazioni affettive o si riannodano i fili, anche alla luce dei cambiamenti psicologici e fisici che hanno interessato i singoli membri. Si riducono le distanze o l’estraneità affettiva sedimentate nel corso della separazione, della lontananza, spesso molto lunga.

Inoltre, le rappresentazioni del partner, della sua esperienza migratoria fatta dal coniuge rimasto là, va rivisitata alla luce della nuova esperienza migratoria e della rispettiva immagine dell’altro costruita in anni di separazione.

Spesso la percezione della inadeguatezza culturale, linguistica, relazionale, del partner ricongiunto, al nuovo contesto rendono difficile entrare in una relazione più densa con la società di migrazione e le sue istituzioni.

Alcuni problemi si verificano per i bambini che all’inizio si richiudono su di sé, determinando una reazione negativa nei compagni di scuola che li rifiutano. Così come può insorgere un sentimento ambivalente nei confronti dei figli ricongiunti, per il desiderio di averli con sé, ma che immediatamente diventano un ostacolo, un vincolo, per la vita qui, specialmente se la moglie lavora. Inoltre si sviluppano spesso contrasti per un figlio concepito dopo il ricongiungimento e vissuto da uno dei partner quale ostacolo, ma anche l’emozione di vivere qui una paternità in modo diverso.

Forte il disagio per la precarietà della sussistenza per l’intera famiglia e inizialmente sono frequenti i problemi legati alla relazione di coppia. La sfida del ricongiungimento è quella di ricostruire in un diverso contesto una relazione di coppia fondata sulla crescita e la capacità di stabilire un rapporto critico fra passato e futuro anche e nonostante i legami che ancora ci sono con la famiglia di origine.

E i bambini possono subire dei forti shock poiché sono ricongiunti a genitori sconosciuti; nuovi, perché quelli noti e reali – i nonni, zii – hanno dovuto abbandonarli. Oppure in altri casi lo shock è determinato dal ricongiungimento che avviene senza una preparazione adeguata, preliminare, motivata dalla esigenze di non far soffrire il figlio per l’attesa, e quindi si decide di comunicare le scelte quando tutte le carte sono a posto.

Molto spesso si possono riscontrare fra i membri ricongiunti, in particolare le donne e i bambini, sentimenti di estraneità, di vero e proprio abbandono.

Prima del ricongiungimento, si pone il problema dell’attesa dell’evento di un tempo infinito che si accompagna ad un sentimento di preoccupazione circa il possibile giudizio del partner, ma anche degli altri che giudicheranno i loro comportamenti e quelli dei figli. Dopo, fatto il ricongiungimento, inizia il confronto con se stessi fra il prima e il dopo, circa il cambiamento e l’opportunità di adottare nuovi comportamenti; con il partner, con il contesto.

Il ricongiungimento significa ritrovare quella solidarietà di coppia essenziale, ma anche trovare lo spazio, le condizioni per creare una coppia autonoma, con progettualità nuove non condizionate dall’entourage familiare.

L’arrivo dei genitori, visto come risorsa nella cura dei figli, mentre la coppia lavora fuori casa, può diventare fonte di contrasto tra i coniugi in un equilibrio domestico raggiunto e recupero obbligato di regole, tradizioni che precedentemente sono state lasciate in secondo piano.

Pertanto non sempre il ricongiungimento familiare ha un esito positivo e problematiche relazionali/psicologiche/comportamentali possono emergere e trascinarsi nel tempo.

La presenza della famiglia e di pezzi di essa contribuisce a diversificare i bisogni ed in particolare ad incrementare il ricorso e l’utilizzo dei servizi alla persona.

Sono rari modelli di approccio dei servizi alla famiglia nel suo insieme: si danno spesso solo risposte standard ai singoli utenti. Sovente manca spazio nei colloqui per creare confidenza e far emergere problematiche più profonde.

L’Associazione Multietnica dei Mediatori Interculturali (A.M.M.I.) aprirà a gennaio 2018  a Torino lo sportello gratuito Legami su appuntamento di mediazione ed assistenza nelle pratiche di ricongiungimento familiare e nell’inserimento nel nuovo contesto di vita del familiare ricongiunto, nel medesimo luogo un servizio di consulenza e sostegno psicologico/mediazione familiare/supporto alla genitorialità. Lo sportello svolge da prima accoglienza e filtro al supporto psicologico, al fine di gestire i rapporti a distanza, preparare e poi affrontare il ricongiungimento.

Info sull'autore

Dr.ssa Lorena Ferrero administrator