Archivio mensile 20 Giugno 2021

Io sono Borderline?

Rientra tra i disturbi di personalità, la dicitura esatta ho una diagnosi di disturbo borderline di personalità, così non da identificarci nella psicopatologia, essendo anche altro nella nostra vita. Aggiungo che è importante che la diagnosi venga fatta da uno psicologo/psicoterapeuta o psichiatra e che le autodiagnosi in base ai sintomi, in particolare su internet, possono essere fonte di sofferenza inutile.

Possiamo definirlo come un disturbo della relazione, con emozioni intense che cambiano in modo repentino. Chi ne soffre mette in atto comportamenti che lo danneggiano e possono creare conseguenze negative anche ad altri. Per questo motivo occorre chiedere aiuto al fine di una diagnosi corretta e di un intervento terapeutico efficace.

Quando rivolgersi ad uno psicologo/psicoterapeuta o psichiatra?

  • Se ho rapporti instabili di amore, amicizia e/o conflitti, anche sul lavoro
  • Se temo la solitudine, i rifiuti e non riesco ad affrontare gli abbandoni
  • Se ho la tendenza a idealizzare e svalutare le altre persone
  • Se sono travolto dalle emozioni e non riesco a gestire le mie reazioni, ho scoppi improvvisi di rabbia e litigi violenti
  • Se sento spesso il vuoto e la mancanza di scopi
  • Se ho sbalzi di umore (da felicità a tristezza e viceversa)
  • Se ho una percezione della mia identità che muta frequentemente (buono/cattivo)
  • Se ho abbuffate di cibo, abuso di sostanze legali e/o illegali e/o gioco d’azzardo in modo patologico, guido in modo spericolato, ho una sessualità promiscua (anche non protetta), ho episodi di autolesionismo (tagliarsi, bruciarsi), adotto comportamenti antisociali (arrivando a commettere reati), ho messo in atto tentativi di suicidio
  • Se compio scelte impulsive (all’improvviso interrompere gli studi, licenziarsi, lasciare il partner, spendere eccessivamente)

Come intervenire?

Contattare uno psicoterapeuta, esperto in disturbi di personalità. La psicoterapia cognitivo-comportamentale è uno dei percorsi più efficaci per il trattamento del disturbo borderline di personalità, lavorando sull’interruzione dei comportamenti senza controllo e/o distruttivi per sé e sulla gestione della risposta emotiva. Dopo aver ridotto i comportamenti problematici a rischio, l’intervento si sposta sul mantenimento di una rappresentazione stabile e integrata di sé e dell’altro. La terapia farmacologica non può essere risolutiva, ma utile in alcuni casi per ridurre l’impulsività e la disregolazione emotiva, è indicato in particolare l’uso di stabilizzanti del tono dell’umore, dopo una valutazione di uno psichiatra.

Lo psicologo nella separazione giudiziale

Un divorzio o separazione, legale o di fatto, quando diventa giudiziale indica che il livello di conflitto tra i membri della coppia è alto e continuativo.

In un’ottica di prevenzione, anche se non si è optato in precedenza in una terapia di coppia per affrontare la crisi, è auspicabile rivolgersi ad uno psicoterapeuta esperto in coppie quando non è condivisa la decisione di porre termine alla relazione con l’obiettivo di giungere ad una separazione consensuale e attuare nel caso di figli minori un intervento di mediazione familiare, sostenendo i genitori nella cooperazione per prendere decisioni nell’esclusivo e superiore interesse della prole. Inoltre la separazione consensuale è meno onerosa non solo in termini economici ma anche emotivi. Infatti una separazione giudiziale è stressante e lunga.

La rottura di un legame stabile è spesso traumatica per i partner, o almeno uno, rappresenta un lutto, un evento eccezionale che destabilizza l’equilibrio personale, che ha ripercussioni sulla propria identità, sulle abitudini quotidiane e sulla vita sociale, rete amicale e parentale. Raramente è accompagnata da emozioni di sollievo, più frequenti: angoscia, ansia, delusione, sensi di colpa, negazione, umore depresso, disperazione, rabbia, risentimento, odio. Quando la condizione di intensa sofferenza rischia di cronicizzarsi è consigliabile intraprendere un percorso di psicoterapia individuale, che accompagni e supporti, per elaborare il distacco, la perdita e accettare la fine del rapporto.

Nel caso che si arrivi comunque ad una separazione giudiziale, in presenza di figli minori, il Tribunale può prevedere una Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU) al fine di poter prendere le decisioni migliori per il loro benessere. E’ un’indagine psicologica e relazionale delle parti in causa (coppia, figli, altre eventuali persone coinvolte) per comprendere la situazione in atto e può diventare uno spazio per individuare le proposte più idonee alla risoluzione del conflitto, come un supporto alla genitorialità. I genitori possono a loro volta incaricare un loro consulente tecnico di parte di fiducia (CTP) che affianca il CTU e propone ad esso osservazioni, sempre nella salvaguardia dei minori

Sentimenti di vendetta, rivalsa possono fare dimenticare il principio della bigenitorialità: il diritto imprescindibile di un figlio ad avere rapporti stabili con entrambi ed accesso alle famiglie d’origine degli stessi. Una disfunzione che si riscontra nei casi di separazione conflittuale è l’alienazione parentale in cui i coniugi o compagni usano i figli come uno strumento di attacco dell’altro creando alleanze con loro ai danni dell’altro genitore, che viene rifiutato. La cosiddetta Sindrome da Alienazione Parentale (PAS), anche come Alienazione Parentale (PA): si osserva nella prole manipolata contro l’ex partner, che diventa oggetto di denigrazione.

Obiettivo della “buona separazione” è per i membri della coppia non rimanere bloccati in una relazione che non esiste più, aprirsi al cambiamento e riorganizzare la nuova vita e le relazioni, in presenza di figli adoperarsi come genitori attenti e sensibili ad una loro crescita bilanciata, rispettosa dei bisogni degli stessi.

Fattori psicologici nella disfunzione erettile (impotenza)

Esclusa la componente organica tramite esami prescritti dal medico curante e visita andrologica, va indagata l’origine psicologica di questo disturbo della sessualità maschile: difficoltà ad avere un’erezione del pene e a mantenerla.

Questo sintomo può essere la conseguenza di:

  • Bassa autostima diminuendola ulteriormente
  • Paura del giudizio
  • Vivere la propria sessualità in termini di prestazione
  • Stress eccessivo e/o prolungato
  • Disturbi depressivi e/o ansiosi
  • Problemi di coppia
  • Abuso di alcol, droghe, pornografia (dipendenze)

Come intervenire?

Superando l’eventuale imbarazzo e/o emozione di vergogna contattare uno psicoterapeuta, esperto di sessuologia. La psicoterapia cognitivo-comportamentale è uno dei percorsi più efficaci per il trattamento dell’impotenza psicogena, lavorando sulle cause come la bassa autostima e/o la crisi di coppia o abuso di alcol, droghe, pornografia, sul cambiamento dello stile di vita con stress eccessivo e/o prolungato, sulle credenze disfunzionali irrealistiche riguardanti il sesso. Esempio di pensieri irrazionali: “l’erezione, una volta persa, non può essere più raggiunta nello stesso rapporto sessuale”, oppure “l’uomo che fallisce in un rapporto sessuale, non è un vero maschio”. Vanno inoltre affrontati i fattori principali di mantenimento della difficoltà d’erezione, quali l’ansia da prestazione e i circoli viziosi createsi, quali vivere il rapporto sessuale come un continuo test sulle proprie performances.

Alcol cocaina sesso: una triade pericolosa

In situazioni di divertimento sociale, è più raro il fenomeno del consumo solitario con l’utilizzo di materiale pornografico, può comparire quest’associazione. L’alcol, anche non in grandi quantità, disinibisce e funge da facilitatore all’assunzione della cocaina, sostanza stimolante, che aumenta l’eccitazione e l’euforia, rendendo l’atto sessuale più duraturo ed esaltante.

Perché chiedere aiuto?

L’uso di cocaina nel tempo inibisce l’orgasmo in entrambi i sessi, inoltre l’abuso cronico può causare disfunzione erettile e condurre all’impotenza, oltre agli effetti nocivi sul sistema nervoso e cardiocircolatorio.

L’abuso dell’alcol è distruttivo per la salute generale del corpo e anche per la libido, diminuendo il desiderio e le prestazioni sessuali, sfociando negli uomini nella disfunzione erettile e impotenza, nelle donne in problemi di lubrificazione e disturbi al ciclo mestruale fino all’amenorrea.

Una sessualità “non lucida” aumenta il rischio di trovarsi involontariamente in situazioni e pratiche sessuali pericolose, di contrarre malattie sessualmente trasmissibili e di incorrere in gravidanze indesiderate.

Come intervenire?

Contattare uno psicoterapeuta, esperto di dipendenze. La psicoterapia cognitivo-comportamentale è uno dei percorsi più efficaci per il trattamento, lavorando su un nuovo stile di vita (una socialità con persone lontane dalle precedenti abitudini di divertimento, un consumo moderato di alcol in situazioni protette, occupare il tempo libero con attività coinvolgenti e gratificanti), sull’autoregolazione delle emozioni che attivano il desiderio del paziente di sperimentare l’associazione alcol-cocaina-sesso.

Il disturbo da acquisto compulsivo o shopping compulsivo

Rientra tra le dipendenze comportamentali, differente dalle spese utili e programmate.

La possibilità di effettuare comodamente e velocemente compere online facilita il fenomeno.

Emozioni negative (ansia, tristezza, noia, vuoto, stress, insoddisfazione), bassa autostima possono portare alla ricerca di gratificazione e evasione nello shopping di oggetti inutili, che perdono di interesse successivamente, mentre con eccitazione si effettuano le spese si viene assorbiti dall’attività, con un piacere e sollievo successivo, che poi si trasforma in senso di colpa, vergogna, delusione, frustrazione, rimorso, disperazione.

Quando chiedere aiuto?

Se il comportamento di acquisto …….

nasce da un impulso irrefrenabile,

è un pensiero continuo,

viene ripetuto più volte nella settimana,

non si riesce a controllarlo malgrado i tentativi.

Il non poter fare shopping provoca malessere, tensione e irritabilità.

Vengono nascosti gli oggetti comperati a familiari ed amici.

Ci si indebita o si spende al di sopra delle possibilità economiche.

Come intervenire?

Contattare uno psicoterapeuta, esperto di dipendenze. La psicoterapia cognitivo-comportamentale è uno dei percorsi più efficaci per il trattamento delle dipendenze comportamentali, lavorando su un nuovo stile di vita (diario degli acquisti, gestione della carta di credito, occupare il tempo libero con attività coinvolgenti e gratificanti), sull’autoregolazione delle emozioni che attivano il desiderio del paziente di shopping compulsivo.