Archivio mensile 23 Luglio 2021

Le abbuffate: come gestirle

Sono episodi caratterizzati da “il mangiare in un determinato periodo di tempo una quantità di cibo significativamente maggiore di quella che la maggior parte degli individui mangerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili, con la sensazione di perdere il controllo” (fonte DSM-5). Possono rientrare tra i sintomi dei Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, come il Binge Eating Disorder BED (disturbo da alimentazione incontrollata) o la Bulimia nervosa o l’Anoressia nervosa. Ben diverso dallo sgranocchiare e mangiucchiare piccole quantità di cibo durante tutta la giornata.

Come sono le abbuffate?

  • Mangiare molto più rapidamente del normale.
  • Mangiare fino a sentirsi sgradevolmente pieni.
  • Mangiare grandi quantitativi di cibo anche se non ci si sente affamati.
  • Mangiare da soli a causa dell’imbarazzo per quanto si sta mangiando.
  • Sentirsi disgustati verso sé stessi, depressi o molto in colpa dopo l’episodio. (fonte DSM-5)

Cosa le provoca?

L’impulso all’abbuffata, che può essere anche pianificata, può nascere da emozioni negative, eventi spiacevoli e/o stressanti, il tempo senza impegni definiti dove la noia è protagonista, la solitudine, anche da restrizioni alimentari in regimi dietetici rigidi e ipocalorici. E’ principalmente una fame nervosa. Dall’iniziale benessere e gratificazione, si passa spesso a sensazioni di distacco, poi subentrano il senso di colpa e la vergogna.

Cosa posso fare?

Per gestire la fame emotiva possiamo:

  • Costruire un elenco di attività piacevoli e gratificati da inserire nel nostro quotidiano successivamente.
  • Imparare a gestire lo stress: non facciamoci sommergere (dicendo dei NO, dandoci delle priorità e delle pause).
  • Programmare degli impegni nella nostra routine e mantenerli.
  • Coltivare le relazioni con le altre persone: è preferibile di persona ma anche a distanza.
  • Evitare le diete fai date o comunque devono essere bilanciate: non affamiamoci.

Oltre al rischio di aumento del peso corporeo e di sviluppare obesità, chi soffre di abbuffate compulsive, dove gli episodi sono diventati quasi automatici, ha anche una bassa autostima, sentimenti di inadeguatezza, si isola ulteriormente dagli altri. Occorre chiedere aiuto ad uno psicologo psicoterapeuta esperto in disturbi del comportamento alimentare ed intraprendere un percorso per esplorare le proprie emozioni e gestire la risposta comportamentale senza più ricorrere alle abbuffate, lavorare sulla consapevolezza della fame fisiologica, migliorare l’autostima.

Trauma psicologico: come elaborarlo

Uno shock emotivo intenso a seguito di eventi improvvisi (incidente, terremoto, lutto inaspettato, violenza fisica e/o sessuale) e stressanti (perdita del lavoro,rottura del rapporto di coppia, grave malattia fisica), che produce reazioni corporee importanti e dove ci sentiamo impotenti. Non sempre riusciamo ad elaborare spontaneamente i traumi, l’impatto e la reazione sono soggettivi e quando le emozioni e le sensazioni del corpo rimangono bloccate rischiamo di sviluppare sintomi come nel disturbo post-traumatico da stress (PTSD). La trascuratezza, la mancanza di accudimento, l’abuso, il maltrattamento psicologico (svalutazioni, critiche continue) e fisico da parte di figure significative come i genitori o gli insegnanti, specialmente nell’infanzia, possono condurre a traumi relazionali cumulativi.

Quali sono i sintomi del disturbo post-traumatico da stress (fonte DSM-5)?

  • Intrusione: si tende a rivivere l’evento traumatico con immagini intrusive, incubi e reazioni emotive intense, come se il trauma si stesse ripresentando in quel momento (flashback). In alcuni casi il coinvolgimento emotivo è tale da far perdere consapevolezza dell’ambiente circostante al soggetto durante i flashback (sintomo dissociativo).
  • Evitamento: il soggetto mette in atto diverse strategie per evitare luoghi, persone o oggetti associati al trauma in modo persistente.
  • Alterazioni negative dell’umore e del pensiero: l’umore può apparire deflesso per la maggior parte del tempo, il soggetto può mostrare una riduzione di interesse verso le normali attività o una sensazione di distacco o estraneità verso gli altri. Può manifestare reazioni emotive negative persistenti (ansia, vergogna, colpa, orrore) e incapacità a provare emozioni positive. Il soggetto può mostrare esagerate convinzioni negative su di sé (è colpa mia), sugli altri o sul mondo (il mondo è un posto pericoloso). Può inoltre manifestarsi amnesia verso qualche importante elemento dell’evento traumatico.
  • Marcata attivazione psicomotoria ed elevata reattività: il soggetto può mostrare uno stato di agitazione e ipervigilanza costante. Può mostrare umore irritabile ed esplosioni di rabbia anche senza provocazione, spesso sono presenti esagerate risposte di allarme anche a fronte di stimoli banali. Possono inoltre manifestarsi difficoltà nella concentrazione, nel sonno o comportamenti rischiosi o autodistruttivi.

Cosa posso fare?

Le consegue dei traumi possono cronicizzarsi con il relativo carico di sofferenza oltre a provocare ripercussioni in ambito sociale, lavorativo o scolastico, arrivando anche all’abuso di sostanze. Si possono manifestare sintomi dissociativi di depersonalizzazione (sentirsi distaccati dai propri processi mentali come se si fosse un osservatore esterno al proprio corpo) e derealizzazione (persistenti o ricorrenti esperienze di irrealtà dell’ambiente circostante). Occorre contattare uno psicologo psicoterapeuta esperto in psicotraumatologia che valuterà insieme al paziente l’intervento più adatto al suo caso. La psicoterapia cognitivo-comportamentale è uno dei percorsi più efficaci per il trattamento dei traumi, attraverso questi passaggi:

•    Gestione dei problemi urgenti: la compromissione del funzionamento quotidiano a causa degli evitamenti

•    Informazioni sul disturbo

•    Stabilizzazione dei sintomi più disturbanti con l’utilizzo di tecniche di gestione degli stessi: rilassamento o mindfulness

•    Lavoro sulle memorie traumatiche mediante l’esposizione ai ricordi dolorosi

•    Effettuazione della ristrutturazione cognitiva: modificando le convinzioni disfunzionali su di sé, sugli altri e sul mondo

•    Prevenzione delle ricadute

L’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) è una metodologia terapeutica che si basa sul sistema dell’elaborazione delle informazioni per integrare il trauma nel nostro vissuto attraverso i movimenti oculari o altre forme di stimolazione alternata destro/sinistra. Il percorso terapeutico aiuta a superare la rottura del trauma nel fluire della nostra esperienza e a riprendere il proprio percorso di vita.

La terapia farmacologica può essere utile per ridurre i sintomi disturbanti ed iniziare la psicoterapia, in particolare gli antidepressivi Inibitori Selettivi della Serotonina (SSRI) dopo la valutazione di uno psichiatra.

Attacchi di panico: come intervenire

Detti anche crisi di panico, sono episodi di ansia molto intensa che in crescendo raggiunge un picco e poi diminuisce, quest’onda dura circa 20 minuti, arrivando all’apice in 10 minuti con un vissuto molto spiacevole ed il timore di impazzire, perdere il controllo o moriremi sta venendo un infarto”. Si parla di disturbo da panico quando gli attacchi si ripetono frequentemente.

Quali sono i sintomi?

  • palpitazioni o tachicardia
  • sudorazione
  • tremori
  • sensazione di fiato corto o di fatica nel respirare
  • sensazione di soffocamento
  • dolore retrosternale
  • nausea o dolori addominali
  • vertigini, sensazione di instabilità, testa leggera o sensazione di svenimento
  • brividi o vampate di calore
  • parestesie (sensazioni di formicolio o di intorpidimento)
  • derealizzazione (sensazioni di irrealtà) o depersonalizzazione (sentirsi separato da se stesso)

Cosa li provoca?

Periodi stressanti (matrimonio, convivenza, nascita di un figlio, separazione, lutti, malattie importanti anche di una persona significativa, problemi finanziari e lavorativi, cambiamenti di ruolo come pensionamento o promozioni, trasferimenti), situazioni agorafobiche (luoghi da cui non si può scappare facilmente o in cui si potrebbe non ricevere aiuto, ad esempio in auto da soli, all’interno di un mezzo pubblico e locale affollato), caldo e condizioni climatiche soffocanti, sostanze psicoattive possono infatti far comparire sensazioni del corpo anomale. Queste possono essere interpretate in maniera catastrofica, aumentando la probabilità di sviluppare attacchi di panico. Il primo compare inaspettato e poi si innesca come un circolo vizioso la paura di ulteriori crisi, portando a comportamenti di evitamento delle circostanze potenzialmente ansiogene, dei contesti da cui è difficile trovare vie di fuga ed avere soccorso, arrivando a uscire se accompagnati e non essere mai lasciati soli, con il rischio di una depressione secondaria ad una vita limitante per sé stessi e i familiari. “Come il primo attacco è stato improvviso allora potrebbe ripresentarsi ancora senza nessun avvertimento

Cosa posso fare?

Dopo aver escluso patologie organiche, solitamente ci si reca allarmati al Pronto Soccorso alla prima crisi di panico e successivamente dal medico curante, dove in seguito agli accertamenti clinici si viene rassicurati sulla propria salute, si possono adottare degli accorgimenti per gestire l’aumento dell’ansia, che poi sfocia nell’attacco di panico: attraverso tecniche di controllo del respiro (respirare dentro un sacchetto di carta aiuta a ridurre l’intensità dei sintomi) è possibile limitarne la durata o impedirne l’insorgenza.

Poi occorre contattare uno psicologo psicoterapeuta. La psicoterapia cognitivo-comportamentale è uno dei percorsi più efficaci per il trattamento degli attacchi di panico al fine di scongiurare la cronicizzazione del disturbo, attraverso questi passaggi:

  • Psicoeducazione sull’ansia: fornire informazioni su come funziona il circolo vizioso del panico
  • Ricostruzione del primo episodio e della situazione attuale, attraverso l’individuazione di eventi specifici attivanti il disturbo (trigger)
  • Insegnamento di tecniche per la gestione dei sintomi dell’ansia: rilassamento o mindfulness
  • Individuazione dei pensieri catastrofici che portano all’attacco di panico e messa in discussione di tali interpretazioni erronee
  • Esposizione graduale alle sensazioni e agli stimoli temuti ed evitati
  • Prevenzione delle ricadute

La terapia farmacologica non può essere risolutiva sul lungo periodo, ma utile per ridurre i sintomi di ansia ed iniziare la psicoterapia, dopo una valutazione di uno psichiatra. Si basa su due classi di farmaci: benzodiazepine e antidepressivi, spesso impiegati in associazione. Le benzodiazepine sono farmaci sintomatici (agiscono sulle manifestazioni ansiose) portando ad una rapida attenuazione delle stesse, alla sospensione del trattamento con benzodiazepine, il disturbo può però ripresentarsi. Sono inoltre farmaci che possono portare a sviluppare sintomi di astinenza e aumento della tolleranza per ottenere gli effetti desiderati, soprattutto in assenza di un monitoraggio medico.

Io sono Istrionico?

Rientra tra i disturbi di personalità, la dicitura esatta ho una diagnosi di disturbo istrionico di personalità, così da distinguerlo dall’etichetta comune in senso canzonatorio “sei un istrionico” di coloro che amano essere al centro dell’attenzione ed usano modi e toni teatrali per ottenere l’interesse altrui, che può corrispondere eventualmente ad un tratto di personalità non necessariamente disfunzionale, e da non identificarci nella psicopatologia, essendo anche altro nella nostra vita. Aggiungo che è importante che la diagnosi venga fatta da uno psicologo/psicoterapeuta o psichiatra, al fine di un inquadramento corretto e di un intervento terapeutico efficace, e che le autodiagnosi in base ai sintomi, in particolare su internet, possono essere fonte di sofferenza inutile.

Possiamo definirlo come un disturbo che si caratterizza per un’emotività eccessiva, drammatica, poco autentica, superficiale, mutevole e per un comportamento esagerato di ricerca di approvazione e sostegno altrui, mediante modalità seduttive, provocatorie, manipolatorie. Chi ne soffre cura molto l’aspetto esteriore fino ad apparire vistoso. Solitamente l’istrionico chiede aiuto in seguito a difficoltà interpersonali, a relazioni disturbate e per superare emozioni negative intense come la rabbia, l’ansia e l’umore depresso che attribuisce a cause esterne.

Quando rivolgersi ad uno psicologo/psicoterapeuta o psichiatra?

  • Se mi sento a disagio o non apprezzato in situazioni in cui non sono al centro dell’attenzione
  • Se l’apparenza fisica è per me fondamentale
  • Se non sopporto le critiche
  • Se sono influenzabile e suggestionabile, uniformandomi all’opinione e allo stato d’animo altrui
  • Se non tollero le frustrazioni e la noia, cercando soddisfazioni immediate e attività eccitanti/stimolanti
  • Se mi ritrovo in relazioni di dipendenza affettiva dal partner

Come intervenire?

Contattare uno psicoterapeuta, esperto in disturbi di personalità. La psicoterapia cognitivo-comportamentale è uno dei percorsi più efficaci per il trattamento del disturbo istrionico di personalità: riconoscendo il valore personale; aiutando ad entrare in contatto con le proprie emozioni autentiche e a modularle; sviluppando tolleranza alla frustrazione e alla noia (lavorando se necessario anche su aspetti di impulsività); focalizzandosi sulla riduzione dei comportamenti teatrali e drammatici e sull’accettazione di una possibile disapprovazione o perdita di attenzione; imparando a sviluppare una reale intimità con l’altro, basata sull’ascolto e sull’empatia. La terapia farmacologica non può essere risolutiva, ma utile per ridurre i sintomi di ansia, depressione e impulsività, dopo una valutazione di uno psichiatra.

Io sono Narcisista?

Rientra tra i disturbi di personalità, la dicitura esatta ho una diagnosi di disturbo narcisista di personalità, così da distinguerlo dall’etichetta comune in senso canzonatorio “sei un narcisista”, che può corrispondere eventualmente ad un tratto di personalità non necessariamente disfunzionale, e da non identificarci nella psicopatologia, essendo anche altro nella nostra vita. Aggiungo che è importante che la diagnosi venga fatta da uno psicologo/psicoterapeuta o psichiatra, al fine di un inquadramento corretto e di un intervento terapeutico efficace, e che le autodiagnosi in base ai sintomi, in particolare su internet, possono essere fonte di sofferenza inutile.

Possiamo definirlo come un disturbo che investe un’autostima fragile con fantasie di successo in uno sforzo spasmodico di dimostrare la propria superiorità e grandiosità. Chi ne soffre mette in atto comportamenti di sfruttamento e/o aggressivi e/o manipolatori degli altri, in un quadro di mancanza di empatia, rischiando di provocare l’allontanamento e di ritrovarsi solo. Solitamente il narcisista chiede aiuto in seguito ad un “fallimento” come ad esempio una mancata promozione sul lavoro, la rottura non voluta della relazione da parte del partner, la perdita di una gara sportiva o l’insuccesso scolastico, che vengono vissuti con vergogna, tristezza, paura, impotenza e rabbia.

Quando rivolgersi ad uno psicologo/psicoterapeuta o psichiatra?

  • Se ho costante bisogno di ammirazione
  • Se solitamente ritengo di non essere apprezzato e riconosciuto nel mio valore
  • Se ho la tendenza a reagire alle critiche con rabbia o vergogna
  • Se non mi fido generalmente degli altri, li considero inaffidabili, frequentemente li disprezzo
  • Se sono invidioso degli altri o credo che gli altri mi invidino
  • Se sento spesso il vuoto e l’apatia anche in presenza di successi
  • Se a seguito di una sconfitta sviluppo ansia sociale, attacchi di panico, stati depressivi, ideazioni suicidarie e/o abuso di alcol e di altre sostanze

Come intervenire?

Contattare uno psicoterapeuta, esperto in disturbi di personalità. La psicoterapia cognitivo-comportamentale è uno dei percorsi più efficaci per il trattamento del disturbo narcisistico di personalità: lavorando affinché i bisogni emotivi vengano soddisfatti in modo più funzionale attraverso sani rapporti interpersonali, basati sulla reciprocità ed il rispetto, costruendo schemi Sé/Altro più adattivi; attraverso la ristrutturazione cognitiva limitando le aspettative eccessive su di sé e sugli altri, altrimenti fonte di delusione; imparando a gestire meglio la rabbia ed a evitare agiti di punizione/vendetta o autolesivi. La terapia farmacologica non può essere risolutiva, ma utile per ridurre i sintomi di ansia sociale, depressione e impulsività, è indicato in particolare l’uso di antidepressivi (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina SSRI), farmaci anticonvulsivi e stabilizzatori del tono dell’umore, dopo una valutazione di uno psichiatra.