Archivio mensile 29 Agosto 2021

Io sono Bipolare?

Rientra tra i disturbi dell’umore o affettivi, la dicitura esatta ho una diagnosi di disturbo bipolare (depressione bipolare o bipolarismo o disturbo maniaco-depressivo), così da distinguerlo dall’etichetta comune in senso canzonatorio “sei bipolare”, che corrisponde alle naturali oscillazioni d’umore, da non identificarci nella psicopatologia. L’umore, tonalità affettiva predominante, è una funzione psichica importante per il nostro adattamento, è generalmente flessibile: se viviamo eventi o situazioni piacevoli flette verso l’alto, mentre flette verso il basso nei contesti negativi e spiacevoli. Se soffriamo di un disturbo affettivo perdiamo questa flessibilità, il nostro umore diventa instabile e alterna più o meno marcatamente fasi depressive e fasi ipomaniacali o maniacali: euforia, eccitazione, instancabilità, aumento dell’autostima o grandiosità, sensazione di onnipotenza, eccessivo ottimismo, i pensieri si succedono molto rapidamente. Il soggetto che ha un disturbo bipolare non ha la consapevolezza di averlo nella maggior parte dei casi, perché le fasi ipomaniacali e maniacali sono percepite come normali, le richieste di aiuto possono arrivare nelle fasi depressive di grande sofferenza. Il disturbo bipolare presenta un decorso tipicamente cronico e ricorrente, con la presenza di periodi più o meno lunghi e completi di risoluzione dei sintomi, con alto rischio di suicidio nei periodi di depressione. Il disturbo ciclotimico (ciclotimia) ha sintomi meno intensi ma più duraturi nel tempo. Nei disturbi affettivi viene compromesso il funzionamento sociale, scolastico o lavorativo come anche il prenderci cura di noi stessi: abitudini alimentari, sonno regolare, salute fisica, abuso di fumo e alcol, utilizzo di sostanze, comportamento sessuale, condotte spericolate.

Come e quali sono i comportamenti nelle fasi ipomaniacali o maniacali?

  • Iperattivo, esuberante, caotico, agitato
  • Distraibile, volubile, inconcludente
  • Aumento della produzione verbale con difficoltà a frenarla
  • Diminuzione del bisogno di mangiare e dormire
  • Impulsivo: spese eccessive e/o azioni pericolose e/o abuso di sostanze e/o maggiore disinibizione sessuale
  • Irritabile, con reazioni rabbiose se contrastato (fase disforica)

Cosa li provoca?

  • Esiste una predisposizione familiare
  • Gli episodi possono essere a volte scatenati anche da esperienze molto stressanti o da malattie fisiche

Cosa posso fare?

E’ fondamentale nel disturbo bipolare l’intervento farmacologico per stabilizzare l’umore, attraverso la prescrizione e il monitoraggio di uno psichiatra. I disturbi dell’umore non trattati possono portare gravi conseguenze, tra cui l’aumento e la durata degli episodi sintomatici, con una compromissione anche invalidate della qualità della vita personale, familiare, sociale, scolastica e lavorativa. La combinazione con la psicoterapia cognitivo-comportamentale è uno dei percorsi più efficaci, attraverso questi passaggi:

  • Psicoeducazione sul disturbo bipolare
  • Apprendimento dell’auto-monitoraggio dell’umore
  • Revisione degli stili di pensiero irrazionali e disfunzionali
  • Sviluppo di abilità di adattamento per affrontare le difficoltà quotidiane
  • Riconoscimento delle emozioni altrui e autoregolazione (impulsività)
  • Terapia nella fase depressiva
  • Prevenzione delle ricadute

E’ consigliabile un supporto psicologico ai familiari di un paziente con disturbi affettivi.

Ripartire: piccoli suggerimenti per rinfrescare i pensieri

In questo periodo condizionato dal Covid 19 nelle modalità di lavoro, scuola e tempo libero, le relazioni sociali ed i vissuti personali non possono prescindere dal suo impatto anche a livello psicologico, che ha portato sofferenza nelle chiusure e limitazioni.

Ci siamo affacciati con entusiasmo alla seconda estate della pandemia, fiduciosi nelle aperture e mobilità delle vacanze, con un rinnovato spirito di libertà e liberazione.

In questo rinnovato clima di ottimismo verso il futuro c’è una nuvola che oscura il cielo del prossimo autunno: l’incertezza di cosa accadrà, il timore di rivivere la situazione dell’anno scorso con la ripresa della corsa del virus e le conseguenze sul quotidiano delle nostre vite.

Vai…

Come superare l’ansia sociale

L’ansia o paura, è un’emozione. La paura diventa un problema quando la viviamo in maniera sproporzionata o fuori contesto. Nella fobia sociale è centrale il timore del giudizio negativo degli altri: la brutta figura. Si manifesta come timidezza patologica o estrema: paura, intensa, persistente e duratura, provata per le situazioni sociali: essere osservati, compiere azioni, mostrarsi imbarazzati, apparire ridicoli o incapaci e essere scherniti dagli altri. La bassa autostima ci fa percepire inadeguati e minimizza le nostre risorse personali. I sintomi fisiologici dello stato d’ansia, che compare anche anticipatoria rispetto alle situazioni da affrontare in futuro, sono: tachicardia, vertigini, disturbi gastrici e urinari, nausea, diarrea, senso di soffocamento, rossore, sudorazione eccessiva, tremito e spossatezza. Chi soffre del disturbo d’ansia sociale può sperimentare anche attacchi di panico: crisi d’ansia molto intense che raggiungono il picco in breve tempo e sono accompagnate dal timore di impazzire, di perdere il controllo o di stare per morire. I sintomi si attenuano/scompaiono con l’evitamento delle situazioni di esposizione pubblica, generando però un circolo vizioso che ingigantisce ulteriormente le paure. Inoltre per disinibirsi aumenta il rischio di abuso di alcol e sostanze. E’ una condizione limitante nel funzionamento relazionale, lavorativo o scolastico.

Dove e quando si manifesta?

  • Parlare in pubblico
  • Effettuare delle attività sotto lo sguardo altrui (ad esempio leggere in chiesa o suonare uno strumento musicale, mangiare insieme ad altre persone, firmare un documento davanti a degli osservatori)
  • Utilizzare un bagno pubblico
  • Conoscere nuove persone
  • Esprimere la propria opinione in gruppo
  • Prendere la parola in una riunione

Quali sono le conseguenze?

  • Isolamento e cerchia di amici ristretta
  • Rinuncia ad attività lavorative o scolastiche, hobby
  • Vissuti di rabbia, tristezza e impotenza
  • Rischio dello sviluppo di un disturbo depressivo secondario

Cosa posso fare?

La sofferenza e il disagio vissuti nei contesti interpersonali oltre alle limitazioni dovute agli evitamenti, che perdurano nel tempo, sono un buon motivo per chiedere aiuto. Occorre contattare uno psicologo psicoterapeuta. La psicoterapia cognitivo-comportamentale è uno dei percorsi più efficaci per il trattamento della fobia sociale attraverso questi passaggi:

  • Psicoeducazione sull’ansia/paura: fornire informazioni su come funziona il circolo vizioso con gli evitamenti e dare indicazioni sulla gestione dei sintomi
  • Esplorazione e potenziamento dell’autostima
  • Messa in discussione delle credenze disfunzionali su di sé e sugli altri
  • Miglioramento delle abilità sociali
  • Esposizione graduale alle situazioni evitate

Si possono utilizzare benzodiazepine al bisogno, con prescrizione medica, per gestire la paura dovendo fronteggiare delle situazioni temute (ad esempio parlare ad una riunione), essendo farmaci che agiscono sui sintomi dell’ansia, cessando l’effetto il disturbo d’ansia sociale permane.

Sono triste o depresso? Come intervenire

La tristezza è un’emozione, legata ad una sensazione di perdita. Le emozioni sono reazioni intense e passeggere. L’umore, stato d’animo persistente, è una funzione psichica importante per il nostro adattamento, è generalmente flessibile: se viviamo eventi o situazioni piacevoli flette verso l’alto, mentre flette verso il basso nei contesti negativi e spiacevoli. Se soffriamo di depressione perdiamo questa flessibilità, il nostro umore diventa costantemente flesso verso il basso, indipendentemente dalle condizioni esterne, come se indossassimo continuamente degli occhiali con lenti scure: tutto appare difficile da affrontare, come alzarsi dal letto al mattino o fare una doccia. Il termine depressione definisce un raggruppamento di disturbi depressivi che oltre all’alterazione significativa e persistente del tono dell’umore si accompagnano ad altri sintomi. Variano i livelli di gravità, la compromissione, la durata, le forme acute, la frequenza delle ricadute, la cronicità, il rischio di suicidio nel Disturbo Depressivo Maggiore, nel Disturbo Depressivo Persistente (distimia), nella Depressione Post-Partum. Un episodio depressivo può delinearsi anche come parte di un disturbo bipolare con oscillazioni del tono dell’umore, più o meno marcate, tra depresso e euforico. I disturbi depressivi sono frequentemente associati all’abuso di sostanze, i disturbi d’ansia, i disturbi di personalità. Nei disturbi dell’umore o affettivi viene compromesso il funzionamento sociale, scolastico o lavorativo come anche il prenderci cura di noi stessi: abitudini alimentari, sonno regolare, salute fisica, abuso di fumo e alcol, utilizzo di sostanze.

Quali sono i sintomi?

  • Cognitivi: ridotta capacità di concentrarsi, indecisione, distraibilità, difficoltà di memoria. Tendenza a incolparsi, svalutarsi, sentirsi indegno. Ruminazioni (rimuginii) su presunti errori passati, mancanze personali o fallimenti.
  • Affettivi: umore depresso, tristezza, irritabilità, apatia, pessimismo, insoddisfazione, senso di impotenza, perdita della speranza, disperazione, senso di vuoto, dolore nel vivere, angoscia, perdita di piacere nello svolgere hobby o attività che prima erano attivamente ricercate, ritiro sociale, diminuzione del desiderio sessuale, pensieri di morte.
  • Volitivi/motivazionali: mancanza di interessi e obiettivi.
  • Comportamentali: appetito e sonno aumentati o diminuiti, rallentamento o agitazione psicomotoria, evitamento delle persone e isolamento sociale, i comportamenti passivi, lamentele, riduzione dell’attività sessuale, tentativi di suicidio.
  • Fisici: stanchezza, mancanza di energia, mal di testa, palpitazioni o tachicardia, dolori muscolari, alle ossa, alle articolazioni e addominali, stipsi o diarrea, sensazione di avere la testa confusa o vuota.

Viene definita depressione mascherata la presenza solo di sintomi fisici della depressione, la cui conferma diagnostica è manifestata dalla risposta positiva ai farmaci antidepressivi.

Cosa li provoca?

Eventi esterni scatenanti improvvisi e ad alto impatto sulla nostra vita possono destabilizzarci e portare ad una depressione reattiva, a volte comunque risulta difficile ritracciare una correlazione con l’esordio, soprattutto in presenza di episodi depressivi successivi.

Cosa posso fare?

Non dobbiamo allarmarci per un transitorio calo dell’umore legato a un lutto, alla fine di una relazione o separazione o divorzio, alla perdita del lavoro, ad una bocciatura o esame fallito, a problemi economici, a gravi malattie recenti o patologie croniche, a eventi stressanti anche per cambiamenti positivi (laurea, matrimonio o convivenza, nascita di un figlio voluto, trasferimenti, promozioni, pensionamento), diamoci tempo per ritrovare il nostro equilibrio, eventualmente cercando un supporto psicologico per la reazione depressiva.  Se persistono nel tempo sintomi di tipo depressivo occorre chiedere aiuto ad uno psicoterapeuta o psichiatra. I disturbi depressivi non curati possono portare gravi conseguenze, tra cui il cronicizzarsi e il peggioramento dei sintomi, con una compromissione anche invalidate della qualità della vita personale, familiare, sociale, scolastica e lavorativa. Vi sono casi trattabili esclusivamente attraverso la psicoterapia, altri attraverso un approccio combinato in cui risulta fondamentale anche l’intervento farmacologico soprattutto nelle forme medio-gravi.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale è uno dei percorsi più efficaci, attraverso questi passaggi:

  • Accettazione e ascolto, rispettando i tempi del paziente
  • Apertura al cambiamento nelle modalità disfunzionali di pensiero e a circolo vizioso che rinforzano il quadro depressivo
  • Apprendimento di nuove abilità per affrontare le difficoltà quotidiane
  • Ripresa graduale delle attività che sono state abbandonate, iniziando da quelle più piacevoli
  • Prevenzione delle ricadute

Come affrontare fobie e paure

La paura è un’emozione, che ci mette in guardia dai pericoli come un rumore improvviso in casa mentre riposiamo o ritrovarci in banca durante una rapina. Il nostro corpo si prepara all’azione: attaccare/difendersi o fuggire o rimanere immobili. La paura può diventare un problema quando la viviamo in maniera sproporzionata o fuori contesto, come nel caso delle fobie. Si manifestano come paura, intensa, persistente e duratura, provata per una specifica cosa. I sintomi fisiologici dello stato d’ansia che compare sono tachicardia, vertigini, disturbi gastrici e urinari, nausea, diarrea, senso di soffocamento, rossore, sudorazione eccessiva, tremito e spossatezza. I sintomi si attenuano/scompaiono con l’evitamento delle situazioni temute, generando però un circolo vizioso che ingigantisce ulteriormente le paure. Pur essendo consapevoli dell’irrazionalità delle proprie paure, risulta impossibile controllarle.

Quali sono le fobie specifiche?

  • Animali (ad esempio, ragni, insetti, cani)
  • Ambiente naturale (ad esempio, altezze, temporali, acqua)
  • Sangue-iniezioni-ferite (ad esempio, aghi, procedure mediche invasive)
  • Situazionali (ad esempio, aeroplani, ascensori, luoghi chiusi)
  • Altro: gli stimoli più svariati.

Cosa le provoca?

Una delle possibili origini di una fobia specifica è un’esperienza traumatica vissuta o osservata (ad esempio essere inseguiti o morsi da un cane, assistere ad un cane che attacca un’altra persona), a cui dopo associa lo stimolo che è causa della paura (vista di un cane). Possono anche generarsi dal racconto su qualche argomento da parte di altri (viene ribadita la pericolosità dei cani con aneddoti di episodi negativi). Ci si preoccupa, si rimugina e si viene presi dall’ansia, infine si evita (ci si tiene lontani dai cani).

Cosa posso fare?

Le fobie specifiche compaiono solitamente durante l’infanzia o l’adolescenza, se non affrontate, tendono a persistere nell’età adulta con il relativo carico di tensione e paura, provocando a causa degli evitamenti interferenze nel funzionamento relazionale/sociale, lavorativo o scolastico (ad esempio non riuscire a rimanere in un locale pubblico dove è presente un cane, attraversare la strada per non incrociarli, non recarsi a casa di amici o parenti che hanno un cane). Occorre contattare uno psicologo psicoterapeuta. La psicoterapia cognitivo-comportamentale è uno dei percorsi più efficaci per il trattamento delle fobie specifiche, esponendo gradualmente agli stimoli temuti fino ad arrivare ad avere contatto diretto con lo stimolo (prima si osservano le immagini di cani, poi video di cani insieme a delle persone, successivamente si sta in un locale anche in presenza di cani, il passo successivo è stare accanto ad un cane, per ultimo si accarezza un cane), che diviene neutro grazie a un processo parallelo di ristrutturazione dei pensieri irrazionali relativi allo stimolo (ad esempio se entro in contatto con un cane sicuramente mi morderà). Questi passaggi sono progressivi e non si procede a quello successivo se il paziente non si sente a suo agio in quello attuale.

Nel caso di fobie invalidanti si possono utilizzare benzodiazepine al bisogno, con prescrizione medica, per gestire l’ansia dovendo fronteggiare le situazioni temute (ad esempio prima di prendere l’aereo).

Cosa fare quando si è prigionieri di ossessioni e compulsioni

Nel disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) sono presenti ossessioni, che creano ansia/disagio/disgusto/ vergogna/sensi di colpa nel soggetto, e compulsioni o rituali rigidi, ovvero comportamenti ripetitivi o azioni mentali, che alleviano temporaneamente tale vissuto spiacevole. Le ossessioni sono pensieri, impulsi o immagini mentali involontari e costanti, percepiti come sgradevoli o intrusivi dalla persona, non sono manie o fissazioni. La consapevolezza dell’esagerazione o irrazionalità o insensatezza delle proprie preoccupazioni e/o comportamenti spinge a contrastare le ossessioni e le compulsioni, con l’effetto generalmente di aggravare i sintomi e la sofferenza.

 Quali sono i sintomi del disturbo ossessivo-compulsivo?

  • Controllo: timori ricorrenti e controlli protratti, per il dubbio di aver dimenticato qualcosa o di aver fatto un errore o danneggiato qualcosa o qualcuno inavvertitamente. Esempi: aver chiuso la porta di casa, il gas o l’acqua, aver contato bene i soldi, aver inserito l’iban del conto giusto, avere fatto correttamente l’ordine di un prodotto invece di uno sbagliato, avere riferito esattamente delle indicazioni come richiesto.
  • Contaminazione: paure per rischio di contagio o contaminazione con qualche invisibile virus/batterio o sostanza tossica e conseguenti compulsioni di pulizia con rituali di lavaggio ripetuto delle mani, dei vestiti o di oggetti.
  • Ordine e simmetria: intolleranza al disordine o all’asimmetria. Gli oggetti in casa, a scuola o al lavoro devono risultare perfettamente allineati, simmetrici e ordinati secondo una precisa logica (es. dimensione, colore), a volte anche il proprio aspetto e abbigliamento, in caso contrario vanno risistemati anche impegnandoci ore fino a sentirli “a posto”.
  • Superstizione eccessiva: credenze superstiziose portate all’eccesso con la ripetizione di rituali per evitare qualche disgrazia a sé e/o alle persone care. L’esito degli eventi viene legato al compimento di gesti definiti, alla visione di oggetti e/o colori determinati, al suono di certi rumori.
  • Pensieri tabù (idee aggressive, sessuali, religiose): l’ossessione di essere o diventare omosessuale o pedofilo o fare del male a sé o a altri o bestemmiare, con le successive strategie per tranquillizzarsi, ad esempio monitorando costantemente le sensazioni provate e sforzandosi di contrastare questi pensieri e impulsi.

Cosa posso fare?

Il DOC se non affrontato attraverso una terapia tende a cronicizzarsi con il relativo carico di sofferenza e peggioramento della qualità della vita oltre a provocare interferenze nel funzionamento relazionale/sociale, lavorativo o scolastico. Occorre contattare uno psicologo psicoterapeuta. La psicoterapia cognitivo-comportamentale è uno dei percorsi più efficaci per il trattamento del disturbo ossessivo-compulsivo, esponendo gradualmente agli stimoli temuti; lavorando sui pensieri automatici e disfunzionali: l’eccessivo senso di responsabilità, il perfezionismo, l’importanza sovrastimata delle credenze, il tentativo di controllare i propri pensieri, la pericolosità percepita dell’ansia, che costituiscono le principali distorsioni cognitive; imparando a gestire la risposta emotiva dei vissuti spiacevoli. La terapia farmacologica può essere utile per ridurre i sintomi disturbanti ed iniziare la psicoterapia, in particolare gli antidepressivi, dopo la valutazione di uno psichiatra.