Archivio degli autori Dr.ssa Lorena Ferrero

Lo psicologo nella separazione giudiziale

Un divorzio o separazione, legale o di fatto, quando diventa giudiziale indica che il livello di conflitto tra i membri della coppia è alto e continuativo.

In un’ottica di prevenzione, anche se non si è optato in precedenza in una terapia di coppia per affrontare la crisi, è auspicabile rivolgersi ad uno psicoterapeuta esperto in coppie quando non è condivisa la decisione di porre termine alla relazione con l’obiettivo di giungere ad una separazione consensuale e attuare nel caso di figli minori un intervento di mediazione familiare, sostenendo i genitori nella cooperazione per prendere decisioni nell’esclusivo e superiore interesse della prole. Inoltre la separazione consensuale è meno onerosa non solo in termini economici ma anche emotivi. Infatti una separazione giudiziale è stressante e lunga.

La rottura di un legame stabile è spesso traumatica per i partner, o almeno uno, rappresenta un lutto, un evento eccezionale che destabilizza l’equilibrio personale, che ha ripercussioni sulla propria identità, sulle abitudini quotidiane e sulla vita sociale, rete amicale e parentale. Raramente è accompagnata da emozioni di sollievo, più frequenti: angoscia, ansia, delusione, sensi di colpa, negazione, umore depresso, disperazione, rabbia, risentimento, odio. Quando la condizione di intensa sofferenza rischia di cronicizzarsi è consigliabile intraprendere un percorso di psicoterapia individuale, che accompagni e supporti, per elaborare il distacco, la perdita e accettare la fine del rapporto.

Nel caso che si arrivi comunque ad una separazione giudiziale, in presenza di figli minori, il Tribunale può prevedere una Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU) al fine di poter prendere le decisioni migliori per il loro benessere. E’ un’indagine psicologica e relazionale delle parti in causa (coppia, figli, altre eventuali persone coinvolte) per comprendere la situazione in atto e può diventare uno spazio per individuare le proposte più idonee alla risoluzione del conflitto, come un supporto alla genitorialità. I genitori possono a loro volta incaricare un loro consulente tecnico di parte di fiducia (CTP) che affianca il CTU e propone ad esso osservazioni, sempre nella salvaguardia dei minori

Sentimenti di vendetta, rivalsa possono fare dimenticare il principio della bigenitorialità: il diritto imprescindibile di un figlio ad avere rapporti stabili con entrambi ed accesso alle famiglie d’origine degli stessi. Una disfunzione che si riscontra nei casi di separazione conflittuale è l’alienazione parentale in cui i coniugi o compagni usano i figli come uno strumento di attacco dell’altro creando alleanze con loro ai danni dell’altro genitore, che viene rifiutato. La cosiddetta Sindrome da Alienazione Parentale (PAS), anche come Alienazione Parentale (PA): si osserva nella prole manipolata contro l’ex partner, che diventa oggetto di denigrazione.

Obiettivo della “buona separazione” è per i membri della coppia non rimanere bloccati in una relazione che non esiste più, aprirsi al cambiamento e riorganizzare la nuova vita e le relazioni, in presenza di figli adoperarsi come genitori attenti e sensibili ad una loro crescita bilanciata, rispettosa dei bisogni degli stessi.

Fattori psicologici nella disfunzione erettile (impotenza)

Esclusa la componente organica tramite esami prescritti dal medico curante e visita andrologica, va indagata l’origine psicologica di questo disturbo della sessualità maschile: difficoltà ad avere un’erezione del pene e a mantenerla.

Questo sintomo può essere la conseguenza di:

  • Bassa autostima diminuendola ulteriormente
  • Paura del giudizio
  • Vivere la propria sessualità in termini di prestazione
  • Stress eccessivo e/o prolungato
  • Disturbi depressivi e/o ansiosi
  • Problemi di coppia
  • Abuso di alcol, droghe, pornografia (dipendenze)

Come intervenire?

Superando l’eventuale imbarazzo e/o emozione di vergogna contattare uno psicoterapeuta, esperto di sessuologia. La psicoterapia cognitivo-comportamentale è uno dei percorsi più efficaci per il trattamento dell’impotenza psicogena, lavorando sulle cause come la bassa autostima e/o la crisi di coppia o abuso di alcol, droghe, pornografia, sul cambiamento dello stile di vita con stress eccessivo e/o prolungato, sulle credenze disfunzionali irrealistiche riguardanti il sesso. Esempio di pensieri irrazionali: “l’erezione, una volta persa, non può essere più raggiunta nello stesso rapporto sessuale”, oppure “l’uomo che fallisce in un rapporto sessuale, non è un vero maschio”. Vanno inoltre affrontati i fattori principali di mantenimento della difficoltà d’erezione, quali l’ansia da prestazione e i circoli viziosi createsi, quali vivere il rapporto sessuale come un continuo test sulle proprie performances.

Alcol cocaina sesso: una triade pericolosa

In situazioni di divertimento sociale, è più raro il fenomeno del consumo solitario con l’utilizzo di materiale pornografico, può comparire quest’associazione. L’alcol, anche non in grandi quantità, disinibisce e funge da facilitatore all’assunzione della cocaina, sostanza stimolante, che aumenta l’eccitazione e l’euforia, rendendo l’atto sessuale più duraturo ed esaltante.

Perché chiedere aiuto?

L’uso di cocaina nel tempo inibisce l’orgasmo in entrambi i sessi, inoltre l’abuso cronico può causare disfunzione erettile e condurre all’impotenza, oltre agli effetti nocivi sul sistema nervoso e cardiocircolatorio.

L’abuso dell’alcol è distruttivo per la salute generale del corpo e anche per la libido, diminuendo il desiderio e le prestazioni sessuali, sfociando negli uomini nella disfunzione erettile e impotenza, nelle donne in problemi di lubrificazione e disturbi al ciclo mestruale fino all’amenorrea.

Una sessualità “non lucida” aumenta il rischio di trovarsi involontariamente in situazioni e pratiche sessuali pericolose, di contrarre malattie sessualmente trasmissibili e di incorrere in gravidanze indesiderate.

Come intervenire?

Contattare uno psicoterapeuta, esperto di dipendenze. La psicoterapia cognitivo-comportamentale è uno dei percorsi più efficaci per il trattamento, lavorando su un nuovo stile di vita (una socialità con persone lontane dalle precedenti abitudini di divertimento, un consumo moderato di alcol in situazioni protette, occupare il tempo libero con attività coinvolgenti e gratificanti), sull’autoregolazione delle emozioni che attivano il desiderio del paziente di sperimentare l’associazione alcol-cocaina-sesso.

Il disturbo da acquisto compulsivo o shopping compulsivo

Rientra tra le dipendenze comportamentali, differente dalle spese utili e programmate.

La possibilità di effettuare comodamente e velocemente compere online facilita il fenomeno.

Emozioni negative (ansia, tristezza, noia, vuoto, stress, insoddisfazione), bassa autostima possono portare alla ricerca di gratificazione e evasione nello shopping di oggetti inutili, che perdono di interesse successivamente, mentre con eccitazione si effettuano le spese si viene assorbiti dall’attività, con un piacere e sollievo successivo, che poi si trasforma in senso di colpa, vergogna, delusione, frustrazione, rimorso, disperazione.

Quando chiedere aiuto?

Se il comportamento di acquisto …….

nasce da un impulso irrefrenabile,

è un pensiero continuo,

viene ripetuto più volte nella settimana,

non si riesce a controllarlo malgrado i tentativi.

Il non poter fare shopping provoca malessere, tensione e irritabilità.

Vengono nascosti gli oggetti comperati a familiari ed amici.

Ci si indebita o si spende al di sopra delle possibilità economiche.

Come intervenire?

Contattare uno psicoterapeuta, esperto di dipendenze. La psicoterapia cognitivo-comportamentale è uno dei percorsi più efficaci per il trattamento delle dipendenze comportamentali, lavorando su un nuovo stile di vita (diario degli acquisti, gestione della carta di credito, occupare il tempo libero con attività coinvolgenti e gratificanti), sull’autoregolazione delle emozioni che attivano il desiderio del paziente di shopping compulsivo.

Gioco d’azzardo patologico: cos’è e come intervenire?

Definito anche gambling o ludopatia.

I giochi d‘azzardo sono: Lotto, Gratta e vinci, Lotteria, Roulette, Black Jack, Poker, Terminali per videolotterie, Slot machines, Scommesse sportive, Bingo. Possono essere dal vivo, in presenza o su internet, la maggior parte dei giochi sono in contesti legali. Per il giocatore sociale è un’attività piacevole ed occasionale, spesso in compagnia, in questo caso non sussiste un problema.

Può accadere che si scivoli gradualmente, passando a giocatore problematico (eccessivo), in un comportamento incontrollato e continuativo, il giocatore patologico sta male quando non riesce a giocare. C’è irrequietezza, irritazione, insonnia, sudorazione, tremori e un intenso desiderio nei tentativi di riduzione o interruzione del gioco (astinenza). E’ presente l’illusione di rifarsi delle precedenti perdite (rincorsa alla perdita). Si avverte il bisogno di giocare somme di denaro sempre maggiori per raggiungere lo stato di eccitazione ed euforia desiderato (fenomeno della tolleranza). Emozioni negative, ansia e umore depresso spesso precedono il gioco.

Non è un vizio, ma una dipendenza.

Quando chiedere aiuto?

Se il gioco …….

Interferisce con le nostre relazioni interpersonali, in particolare familiari e/o di coppia, le disponibilità economiche e il lavoro (o la carriera scolastica).

Assorbe gran parte dei nostri pensieri, energie e tempo.

È un’abitudine che non gestiamo più.

È un comportamento che nascondiamo a parenti e amici.

Ci porta a mentire per chiedere prestiti economici o a commettere furti e/o frodi al fine di acquisire denaro da giocare.

Un test per la valutazione del gioco d’azzardo patologico – South Oaks Gambling Screen (SOGS):

  • Quando giochi, torni spesso a giocare un’altra volta per rivincere i soldi persi?
  • Hai mai affermato di aver vinto soldi col gioco d’azzardo, quando in realtà avevi perso?
  • Ritieni di avere (o avere avuto) problemi col gioco d’azzardo?
  • Hai mai giocato più di quanto volevi?
  • Sei mai stato criticato per avere giocato d’azzardo?
  • Ti sei mai sentito colpevole per il tuo modo di giocare d’azzardo per quello che succede quando giochi d’azzardo?
  • Ti sei mai sentito come se avessi voglia di smettere di giocare, ma non potessi farlo?
  • Hai mai nascosto ricevute delle scommesse, biglietti di lotteria, denaro destinato al gioco o qualsiasi altra cosa riguardante il gioco d’azzardo al tuo coniuge, ai tuoi figli o ad altre persone importanti nella tua vita?
  • Hai mai discusso con le persone con cui vivi sul tuo modo di comportarti nei confronti del denaro?
  • (Se hai risposto “sì” alla domanda 9) Le discussioni sul denaro riguardavano il fatto che tu giochi d’azzardo?
  • Hai mai chiesto in prestito denaro a qualcuno senza restituirlo a causa del gioco d’azzardo?
  • Hai mai sottratto tempo al lavoro (o alla scuola) a causa del gioco d’azzardo?

Se hai risposto “no” a tutte le domande, non hai problemi con il gioco d’azzardo.

Se hai risposto “sì” da una a quattro domande, puoi avere qualche problema con il gioco.

Se hai risposto “sì” ad almeno cinque domande, la diagnosi di gioco d’azzardo patologico è molto probabile.

Come intervenire?

Contattare uno psicoterapeuta, esperto di dipendenze, per valutare se si è in presenza di una ludopatia. La consapevolezza del problema da parte del paziente e la motivazione al cambiamento sono il primo passaggio per un lavoro terapeutico. La psicoterapia cognitivo-comportamentale è uno dei percorsi più efficaci per il trattamento del gambling, lavorando sulla costruzione di un nuovo stile di vita (variare le abitudini, non entrare in locali dove si possa giocare, occupare il tempo libero con attività alternative gratificanti), sulla gestione delle emozioni che attivano il desiderio del paziente di giocare in modo compulsivo, sull’apprendimento delle strategie di prevenzione delle ricadute. Va valutato l’eventuale supporto farmacologico.

Dipendenza sessuale: cos’è e come intervenire?

La dipendenza sessuale (sexual addiction o dipendenza dal sesso o ipersessualità) è una dipendenza comportamentale, che appunto riguarda il sesso, un bisogno primario e un ambito fondamentale della vita delle persone. Viene definita anche come ninfomania nelle donne e satiriasi negli uomini.

Il sesso diventa centrale e dominante nel quotidiano, a discapito di altri pensieri, sentimenti e attività, influenza l’umore (prima eccitamento, dopo vergogna, sensi di colpa), aumenta la tolleranza (occorre intensificare il comportamento per mantenere l’intensità degli effetti ricercati), sono presenti i sintomi da astinenza (stati d’animo spiacevoli di tensione e irritabilità se non agiti i comportamenti di dipendenza), il conflitto (conflitti con le altre persone e con i propri valori personali) e la recidiva (la presenza di ricadute nel comportamento).

Si caratterizza per la perdita del controllo (un desiderio da soddisfare ad ogni costo), l’impulsività (l’incapacità di posticipare il desiderio, che deve trovare risposta nell’immediato), l’ossessione dell’idea di realizzare le fantasie sessuali, la compulsione a agire i comportamenti sessuali e non riuscire a smettere, gli altri sono vissuti come oggetti da usare, cala o è assente il desiderio sessuale verso il partner, se si è in una relazione di coppia, i tentativi falliti di interrompere o ridurre la dipendenza dal sesso.

I comportamenti associati alla ipersessualità possono includere: la masturbazione compulsiva, frequenti rapporti sessuali occasionali, la pratica di sesso non protetto, l’uso prevalente della pornografia (siti e video), il cybersex (chat e telefoni erotici), l’utilizzo della prostituzione, l’esibizionismo, il voyeurismo.

La dipendenza sessuale può essere vista come una modalità di gestione dell’ansia, stress, noia, tristezza, insoddisfazione, come un anestetico.

Le conseguenze sono drammatiche: difficoltà nelle relazioni di coppia (anche rotture), familiari e amicali (isolamento, solitudine), problemi sul lavoro per assenze, scarsa produttività e/o eventuali molestie sessuali, ricadute finanziarie (costi di prostituzione, chat e telefoni erotici a pagamento), malattie sessualmente trasmissibili, eventuali implicazioni legali (esibizionismo e voyeurismo).

Come intervenire?

Contattare uno psicoterapeuta, esperto di dipendenze, per valutare se si è in presenza di una dipendenza sessuale.

La psicoterapia è uno dei percorsi più efficaci per il trattamento della dipendenza sessuale, lavorando sulle emozioni che attivano il desiderio del paziente di mettere in atto comportamenti sessuali compulsivi. Va valutato l’eventuale supporto farmacologico. L’obiettivo è apprendere modalità efficaci per gestire gli impulsi e sviluppare il piacere di una sessualità più libera e soddisfacente.

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