Archivio per Categoria Dipendenze

Come affrontare la fine di una relazione

Quando la relazione è terminata oggetti e pensieri che rimandano al ricordo della persona amata possono innescare nuovamente la memoria e sviluppare emozioni negative.

Dobbiamo darci tempo per ricostruire e non sostituire affannosamente (la spasmodica ricerca di un nuovo legame): praticando sport, hobbies e intrattenendo interazioni sociali amicali.

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La psicoterapia come può aiutare chi usa cocaina e crack

Ad oggi non esiste una terapia farmacologica specifica per il trattamento dell’abuso e della dipendenza da cocaina/ crack.

Motivo per cui diventa fondamentale la psicoterapia per accompagnare all’astinenza e prevenire le ricadute.

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Il mio intervento sulle DIPENDENZE AFFETTIVE al XIX Congresso Nazionale SITCC di Verona

A proposito di DIPENDENZA AFFETTIVA occorre gestire lo stress che ne deriva ed imparare ad investire su di sè: hobby, passioni, tempo libero.

L’intervento terapeutico deve essere mirato al riconoscimento della propria dipendenza affettiva ed in parallelo occorre sviluppare la capacità di fronteggiamento dello stress causato dalla dipendenza stessa, al fine di migliorare la qualità di vita percepita.

 

Siamo tutti un po’ dipendenti

Quando si parla di dipendenze si considerano comportamenti fuori controllo di ricerca compulsiva di stimoli gratificanti, dove i pensieri sono focalizzati in modo ossessivo su queste modalità di piacere, le azioni sono impulsive per raggiungere l’oggetto della dipendenza e se non è possibile soddisfare questi bisogni c’è un forte disagio.

La persona è assorbita dalla sua dipendenza, trascurando lavoro, studio, famiglia e amici.

Si può dipendere dal cibo (anoressia nervosa, bulimia, disturbo da alimentazione incontrollata, ortoressia), dalle sostanze stupefacenti e psicotrope (tossicodipendenza), tra cui l’alcolismo, la dipendenza da ansiolitici, il caffeinismo e il tabagismo; dalle relazioni (dipendenza affettiva); da comportamenti come il sesso (dipendenza sessuale, dipendenza da pornografia, masturbazione compulsiva), il lavoro (workaholism),  il gioco d’azzardo patologico o ludopatia, lo shopping compulsivo, i videogiochi, internet, la televisione, lo sport (anoressia inversa, vigoressia, dismorfia muscolare, bigoressia, complesso di Adone).

Inoltre si possono presentare quadri di dipendenza da più sostanze o comportamenti in contemporanea e si parla di polidipendenza.

Nell’uso di sostanze è presente anche una dipendenza fisica, non solo psicologica come nelle dipendenze da comportamenti e relazioni, la dipendenza psichica è quella più difficile da superare e che pone a rischio di ricadute.

L’abitudine poco frequente, l’uso o messa in atto occasionale non rientra nel campo della psicopatologia.

C’è un continuum che va dal comportamento raro, all’abitudine, all’abuso fino alla dipendenza.

La nostra esperienza ci indica come nei momenti in cui abbiamo vissuti spiacevoli utilizziamo comportamenti compensatori che ci aiutano a mitigare fino ad annullare emozioni per noi negative: Es. Ho avuto una brutta giornata al lavoro o sono reduce da una delusione d’amore o ho litigato con un amico/familiare e mi mangio una fetta di torta per consolarmi o mi bevo un alcolico/mi faccio una canna per rilassarmi o vado a fare shopping per distrarmi.

L’essere consapevoli di queste nostre piccole dipendenze quotidiane ci aiuta a comprendere e monitorare se il comportamento aumenta in frequenza nel tempo e a chiedere aiuto a personale esperto prima che si strutturi un abuso o una dipendenza.

Con piacere ospito il contributo del collega Masimo Esposito, Psicologo e Psicoterapeuta che esercita a Roma a proposito di:

Ri-pensare la psicopatologia: sguardo al contesto e al concetto

Stalking e dipendenza affettiva

Il 3 novembre 2017 a Torino l’Associazione Eco ed il Centro Clinico Crocetta hanno organizzato una tavola rotonda, aperta alla cittadinanza allo scopo di comprendere a fondo i fenomeni collegati della dipendenza affettiva e delle molestie assillanti e ripetute, comportamenti di cui lo stalking è il fenomeno che dilaga maggiormente. Dalla dipendenza affettiva, se rifiutati o se il partner interrompe la relazione, si può scivolare nello stalking.

Il Dott. Massimo Zedda, che da anni si occupa e studia le molestie presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Torino, e le colleghe psicologhe e psicoterapeute, Dott.ssa Lorena Ferrero e Dott.ssa Luigina Pugno, si sono confrontati sul tema partendo dalla loro esperienza clinica con pazienti con dipendenza affettiva o vittime di comportamenti assillanti e continuati.

Dall’incontro è emerso che il fenomeno è conosciuto soprattutto nelle casistiche più estreme, anche per i fatti di cronaca, e che la prevenzione primaria, nella forma di discussioni rivolte al pubblico potrebbe portare ad un aumento della consapevolezza del fenomeno, soprattutto dal punto di vista delle ricadute psicologiche negative sulla qualità della vita percepita.

Inoltre è emersa la scarsa conoscenza del fenomeno dal punto di vista maschile, come vittime, e delle molestie perpetrate tra partner con orientamento sessuale di tipo omosessuale. Ciò ha comportato una carenza di risposte di aiuto dedicate a queste persone.

I professionisti ritengono che servizi inclusivi rivolti anche a soggetti difficilmente raggiungibili, come gli uomini e le persone omosessuali, potrebbero migliorare la qualità della loro vita, con forti ricadute positive sulla collettività, in un’ottica di prevenzione terziaria.

Infine, si è evidenziato che servizi volti ad aiutare i soggetti con dipendenza affettiva, uomini e donne, possa ridurre il numero di futuri ipotetici molestatori (prevenzione secondaria), in quanto, come emerge dalla letteratura specifica, il rifiuto in una relazione romantica può indurre l’aumento del livello di aggressività del rifiutato innamorato. In questo frangente il beneficio è ulteriormente incrementabile qualora uno stalker inconsapevole venga a conoscenza delle dinamiche interpersonali disfunzionali che mette in atto, inserendole bonariamente in una cornice di significato caratterizzato dal sano corteggiamento.

Dott.ssa Lorena Ferrero, Dott.ssa Luigina Pugno, Dott. Massimo Zedda

Dialectical Behavior Therapy (DBT) per il trattamento dei Disturbi dell’Alimentazione, parte 2

Dialectical Behavior Therapy (DBT) per il trattamento dei Disturbi dell’Alimentazione, Firenze, 17-19 Aprile 2015 – Report del workshop, II Parte

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Dialectical Behavior Therapy (DBT) per il trattamento dei Disturbi dell’Alimentazione, parte 1

Si è tenuto a Firenze dal 17 al 19 Aprile 2015 il workshop “Dialectical Behavior Therapy (DBT) per il trattamento dei Disturbi dell’Alimentazione”. I parte

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L’Anoressia Inversa


L’anoressia inversa, detta anche bigoressia, é così chiamata in quanto apparentemente i sintomi sono opposti a quelli dell’anoressia nervosa.

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Il Disturbo evitante-restrittivo dell’assunzione di cibo


Si caratterizza per il disinteresse per il cibo, la selezione di alcuni alimenti e la preoccupazione per le conseguenze negative del mangiare.

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I Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione

Il DSM-5 propone una ridefinizione dei criteri diagnostici dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione rispetto al DSM-IV

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