Archivio per Categoria Dipendenze

Alcol cocaina sesso: una triade pericolosa

In situazioni di divertimento sociale, è più raro il fenomeno del consumo solitario con l’utilizzo di materiale pornografico, può comparire quest’associazione. L’alcol, anche non in grandi quantità, disinibisce e funge da facilitatore all’assunzione della cocaina, sostanza stimolante, che aumenta l’eccitazione e l’euforia, rendendo l’atto sessuale più duraturo ed esaltante.

Perché chiedere aiuto?

L’uso di cocaina nel tempo inibisce l’orgasmo in entrambi i sessi, inoltre l’abuso cronico può causare disfunzione erettile e condurre all’impotenza, oltre agli effetti nocivi sul sistema nervoso e cardiocircolatorio.

L’abuso dell’alcol è distruttivo per la salute generale del corpo e anche per la libido, diminuendo il desiderio e le prestazioni sessuali, sfociando negli uomini nella disfunzione erettile e impotenza, nelle donne in problemi di lubrificazione e disturbi al ciclo mestruale fino all’amenorrea.

Una sessualità “non lucida” aumenta il rischio di trovarsi involontariamente in situazioni e pratiche sessuali pericolose, di contrarre malattie sessualmente trasmissibili e di incorrere in gravidanze indesiderate.

Come intervenire?

Contattare uno psicoterapeuta, esperto di dipendenze. La psicoterapia cognitivo-comportamentale è uno dei percorsi più efficaci per il trattamento, lavorando su un nuovo stile di vita (una socialità con persone lontane dalle precedenti abitudini di divertimento, un consumo moderato di alcol in situazioni protette, occupare il tempo libero con attività coinvolgenti e gratificanti), sull’autoregolazione delle emozioni che attivano il desiderio del paziente di sperimentare l’associazione alcol-cocaina-sesso.

Il disturbo da acquisto compulsivo o shopping compulsivo

Rientra tra le dipendenze comportamentali, differente dalle spese utili e programmate.

La possibilità di effettuare comodamente e velocemente compere online facilita il fenomeno.

Emozioni negative (ansia, tristezza, noia, vuoto, stress, insoddisfazione), bassa autostima possono portare alla ricerca di gratificazione e evasione nello shopping di oggetti inutili, che perdono di interesse successivamente, mentre con eccitazione si effettuano le spese si viene assorbiti dall’attività, con un piacere e sollievo successivo, che poi si trasforma in senso di colpa, vergogna, delusione, frustrazione, rimorso, disperazione.

Quando chiedere aiuto?

Se il comportamento di acquisto …….

nasce da un impulso irrefrenabile,

è un pensiero continuo,

viene ripetuto più volte nella settimana,

non si riesce a controllarlo malgrado i tentativi.

Il non poter fare shopping provoca malessere, tensione e irritabilità.

Vengono nascosti gli oggetti comperati a familiari ed amici.

Ci si indebita o si spende al di sopra delle possibilità economiche.

Come intervenire?

Contattare uno psicoterapeuta, esperto di dipendenze. La psicoterapia cognitivo-comportamentale è uno dei percorsi più efficaci per il trattamento delle dipendenze comportamentali, lavorando su un nuovo stile di vita (diario degli acquisti, gestione della carta di credito, occupare il tempo libero con attività coinvolgenti e gratificanti), sull’autoregolazione delle emozioni che attivano il desiderio del paziente di shopping compulsivo.

Gioco d’azzardo patologico: cos’è e come intervenire?

Definito anche gambling o ludopatia.

I giochi d‘azzardo sono: Lotto, Gratta e vinci, Lotteria, Roulette, Black Jack, Poker, Terminali per videolotterie, Slot machines, Scommesse sportive, Bingo. Possono essere dal vivo, in presenza o su internet, la maggior parte dei giochi sono in contesti legali. Per il giocatore sociale è un’attività piacevole ed occasionale, spesso in compagnia, in questo caso non sussiste un problema.

Può accadere che si scivoli gradualmente, passando a giocatore problematico (eccessivo), in un comportamento incontrollato e continuativo, il giocatore patologico sta male quando non riesce a giocare. C’è irrequietezza, irritazione, insonnia, sudorazione, tremori e un intenso desiderio nei tentativi di riduzione o interruzione del gioco (astinenza). E’ presente l’illusione di rifarsi delle precedenti perdite (rincorsa alla perdita). Si avverte il bisogno di giocare somme di denaro sempre maggiori per raggiungere lo stato di eccitazione ed euforia desiderato (fenomeno della tolleranza). Emozioni negative, ansia e umore depresso spesso precedono il gioco.

Non è un vizio, ma una dipendenza.

Quando chiedere aiuto?

Se il gioco …….

Interferisce con le nostre relazioni interpersonali, in particolare familiari e/o di coppia, le disponibilità economiche e il lavoro (o la carriera scolastica).

Assorbe gran parte dei nostri pensieri, energie e tempo.

È un’abitudine che non gestiamo più.

È un comportamento che nascondiamo a parenti e amici.

Ci porta a mentire per chiedere prestiti economici o a commettere furti e/o frodi al fine di acquisire denaro da giocare.

Un test per la valutazione del gioco d’azzardo patologico – South Oaks Gambling Screen (SOGS):

  • Quando giochi, torni spesso a giocare un’altra volta per rivincere i soldi persi?
  • Hai mai affermato di aver vinto soldi col gioco d’azzardo, quando in realtà avevi perso?
  • Ritieni di avere (o avere avuto) problemi col gioco d’azzardo?
  • Hai mai giocato più di quanto volevi?
  • Sei mai stato criticato per avere giocato d’azzardo?
  • Ti sei mai sentito colpevole per il tuo modo di giocare d’azzardo per quello che succede quando giochi d’azzardo?
  • Ti sei mai sentito come se avessi voglia di smettere di giocare, ma non potessi farlo?
  • Hai mai nascosto ricevute delle scommesse, biglietti di lotteria, denaro destinato al gioco o qualsiasi altra cosa riguardante il gioco d’azzardo al tuo coniuge, ai tuoi figli o ad altre persone importanti nella tua vita?
  • Hai mai discusso con le persone con cui vivi sul tuo modo di comportarti nei confronti del denaro?
  • (Se hai risposto “sì” alla domanda 9) Le discussioni sul denaro riguardavano il fatto che tu giochi d’azzardo?
  • Hai mai chiesto in prestito denaro a qualcuno senza restituirlo a causa del gioco d’azzardo?
  • Hai mai sottratto tempo al lavoro (o alla scuola) a causa del gioco d’azzardo?

Se hai risposto “no” a tutte le domande, non hai problemi con il gioco d’azzardo.

Se hai risposto “sì” da una a quattro domande, puoi avere qualche problema con il gioco.

Se hai risposto “sì” ad almeno cinque domande, la diagnosi di gioco d’azzardo patologico è molto probabile.

Come intervenire?

Contattare uno psicoterapeuta, esperto di dipendenze, per valutare se si è in presenza di una ludopatia. La consapevolezza del problema da parte del paziente e la motivazione al cambiamento sono il primo passaggio per un lavoro terapeutico. La psicoterapia cognitivo-comportamentale è uno dei percorsi più efficaci per il trattamento del gambling, lavorando sulla costruzione di un nuovo stile di vita (variare le abitudini, non entrare in locali dove si possa giocare, occupare il tempo libero con attività alternative gratificanti), sulla gestione delle emozioni che attivano il desiderio del paziente di giocare in modo compulsivo, sull’apprendimento delle strategie di prevenzione delle ricadute. Va valutato l’eventuale supporto farmacologico.

Dipendenza sessuale: cos’è e come intervenire?

La dipendenza sessuale (sexual addiction o dipendenza dal sesso o ipersessualità) è una dipendenza comportamentale, che appunto riguarda il sesso, un bisogno primario e un ambito fondamentale della vita delle persone. Viene definita anche come ninfomania nelle donne e satiriasi negli uomini.

Il sesso diventa centrale e dominante nel quotidiano, a discapito di altri pensieri, sentimenti e attività, influenza l’umore (prima eccitamento, dopo vergogna, sensi di colpa), aumenta la tolleranza (occorre intensificare il comportamento per mantenere l’intensità degli effetti ricercati), sono presenti i sintomi da astinenza (stati d’animo spiacevoli di tensione e irritabilità se non agiti i comportamenti di dipendenza), il conflitto (conflitti con le altre persone e con i propri valori personali) e la recidiva (la presenza di ricadute nel comportamento).

Si caratterizza per la perdita del controllo (un desiderio da soddisfare ad ogni costo), l’impulsività (l’incapacità di posticipare il desiderio, che deve trovare risposta nell’immediato), l’ossessione dell’idea di realizzare le fantasie sessuali, la compulsione a agire i comportamenti sessuali e non riuscire a smettere, gli altri sono vissuti come oggetti da usare, cala o è assente il desiderio sessuale verso il partner, se si è in una relazione di coppia, i tentativi falliti di interrompere o ridurre la dipendenza dal sesso.

I comportamenti associati alla ipersessualità possono includere: la masturbazione compulsiva, frequenti rapporti sessuali occasionali, la pratica di sesso non protetto, l’uso prevalente della pornografia (siti e video), il cybersex (chat e telefoni erotici), l’utilizzo della prostituzione, l’esibizionismo, il voyeurismo.

La dipendenza sessuale può essere vista come una modalità di gestione dell’ansia, stress, noia, tristezza, insoddisfazione, come un anestetico.

Le conseguenze sono drammatiche: difficoltà nelle relazioni di coppia (anche rotture), familiari e amicali (isolamento, solitudine), problemi sul lavoro per assenze, scarsa produttività e/o eventuali molestie sessuali, ricadute finanziarie (costi di prostituzione, chat e telefoni erotici a pagamento), malattie sessualmente trasmissibili, eventuali implicazioni legali (esibizionismo e voyeurismo).

Come intervenire?

Contattare uno psicoterapeuta, esperto di dipendenze, per valutare se si è in presenza di una dipendenza sessuale.

La psicoterapia è uno dei percorsi più efficaci per il trattamento della dipendenza sessuale, lavorando sulle emozioni che attivano il desiderio del paziente di mettere in atto comportamenti sessuali compulsivi. Va valutato l’eventuale supporto farmacologico. L’obiettivo è apprendere modalità efficaci per gestire gli impulsi e sviluppare il piacere di una sessualità più libera e soddisfacente.

Come affrontare la fine di una relazione

Quando la relazione è terminata oggetti e pensieri che rimandano al ricordo della persona amata possono innescare nuovamente la memoria e sviluppare emozioni negative.

Dobbiamo darci tempo per ricostruire e non sostituire affannosamente (la spasmodica ricerca di un nuovo legame): praticando sport, hobbies e intrattenendo interazioni sociali amicali.

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La psicoterapia come può aiutare chi usa cocaina e crack

Si può smettere ed uscire dalla cocaina

Ad oggi non esiste una terapia farmacologica specifica per il trattamento dell’abuso e della dipendenza da cocaina/ crack.

Motivo per cui diventa fondamentale la psicoterapia per accompagnare all’astinenza e prevenire le ricadute.

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Il mio intervento sulle DIPENDENZE AFFETTIVE al XIX Congresso Nazionale SITCC di Verona

A proposito di DIPENDENZA AFFETTIVA occorre gestire lo stress che ne deriva ed imparare ad investire su di sè: hobby, passioni, tempo libero.

L’intervento terapeutico deve essere mirato al riconoscimento della propria dipendenza affettiva ed in parallelo occorre sviluppare la capacità di fronteggiamento dello stress causato dalla dipendenza stessa, al fine di migliorare la qualità di vita percepita.

 

Siamo tutti un po’ dipendenti

Quando si parla di dipendenze si considerano comportamenti fuori controllo di ricerca compulsiva di stimoli gratificanti, dove i pensieri sono focalizzati in modo ossessivo su queste modalità di piacere, le azioni sono impulsive per raggiungere l’oggetto della dipendenza e se non è possibile soddisfare questi bisogni c’è un forte disagio.

La persona è assorbita dalla sua dipendenza, trascurando lavoro, studio, famiglia e amici.

Si può dipendere dal cibo (anoressia nervosa, bulimia, disturbo da alimentazione incontrollata, ortoressia), dalle sostanze stupefacenti e psicotrope (tossicodipendenza), tra cui l’alcolismo, la dipendenza da ansiolitici, il caffeinismo e il tabagismo; dalle relazioni (dipendenza affettiva); da comportamenti come il sesso (dipendenza sessuale, dipendenza da pornografia, masturbazione compulsiva), il lavoro (workaholism),  il gioco d’azzardo patologico o ludopatia, lo shopping compulsivo, i videogiochi, internet, la televisione, lo sport (anoressia inversa, vigoressia, dismorfia muscolare, bigoressia, complesso di Adone).

Inoltre si possono presentare quadri di dipendenza da più sostanze o comportamenti in contemporanea e si parla di polidipendenza.

Nell’uso di sostanze è presente anche una dipendenza fisica, non solo psicologica come nelle dipendenze da comportamenti e relazioni, la dipendenza psichica è quella più difficile da superare e che pone a rischio di ricadute.

L’abitudine poco frequente, l’uso o messa in atto occasionale non rientra nel campo della psicopatologia.

C’è un continuum che va dal comportamento raro, all’abitudine, all’abuso fino alla dipendenza.

La nostra esperienza ci indica come nei momenti in cui abbiamo vissuti spiacevoli utilizziamo comportamenti compensatori che ci aiutano a mitigare fino ad annullare emozioni per noi negative: Es. Ho avuto una brutta giornata al lavoro o sono reduce da una delusione d’amore o ho litigato con un amico/familiare e mi mangio una fetta di torta per consolarmi o mi bevo un alcolico/mi faccio una canna per rilassarmi o vado a fare shopping per distrarmi.

L’essere consapevoli di queste nostre piccole dipendenze quotidiane ci aiuta a comprendere e monitorare se il comportamento aumenta in frequenza nel tempo e a chiedere aiuto a personale esperto prima che si strutturi un abuso o una dipendenza.

Con piacere ospito il contributo del collega Masimo Esposito, Psicologo e Psicoterapeuta che esercita a Roma a proposito di:

Ri-pensare la psicopatologia: sguardo al contesto e al concetto

Stalking e dipendenza affettiva

Il 3 novembre 2017 a Torino l’Associazione Eco ed il Centro Clinico Crocetta hanno organizzato una tavola rotonda, aperta alla cittadinanza allo scopo di comprendere a fondo i fenomeni collegati della dipendenza affettiva e delle molestie assillanti e ripetute, comportamenti di cui lo stalking è il fenomeno che dilaga maggiormente. Dalla dipendenza affettiva, se rifiutati o se il partner interrompe la relazione, si può scivolare nello stalking.

Il Dott. Massimo Zedda, che da anni si occupa e studia le molestie presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Torino, e le colleghe psicologhe e psicoterapeute, Dott.ssa Lorena Ferrero e Dott.ssa Luigina Pugno, si sono confrontati sul tema partendo dalla loro esperienza clinica con pazienti con dipendenza affettiva o vittime di comportamenti assillanti e continuati.

Dall’incontro è emerso che il fenomeno è conosciuto soprattutto nelle casistiche più estreme, anche per i fatti di cronaca, e che la prevenzione primaria, nella forma di discussioni rivolte al pubblico potrebbe portare ad un aumento della consapevolezza del fenomeno, soprattutto dal punto di vista delle ricadute psicologiche negative sulla qualità della vita percepita.

Inoltre è emersa la scarsa conoscenza del fenomeno dal punto di vista maschile, come vittime, e delle molestie perpetrate tra partner con orientamento sessuale di tipo omosessuale. Ciò ha comportato una carenza di risposte di aiuto dedicate a queste persone.

I professionisti ritengono che servizi inclusivi rivolti anche a soggetti difficilmente raggiungibili, come gli uomini e le persone omosessuali, potrebbero migliorare la qualità della loro vita, con forti ricadute positive sulla collettività, in un’ottica di prevenzione terziaria.

Infine, si è evidenziato che servizi volti ad aiutare i soggetti con dipendenza affettiva, uomini e donne, possa ridurre il numero di futuri ipotetici molestatori (prevenzione secondaria), in quanto, come emerge dalla letteratura specifica, il rifiuto in una relazione romantica può indurre l’aumento del livello di aggressività del rifiutato innamorato. In questo frangente il beneficio è ulteriormente incrementabile qualora uno stalker inconsapevole venga a conoscenza delle dinamiche interpersonali disfunzionali che mette in atto, inserendole bonariamente in una cornice di significato caratterizzato dal sano corteggiamento.

Dott.ssa Lorena Ferrero, Dott.ssa Luigina Pugno, Dott. Massimo Zedda

Dialectical Behavior Therapy (DBT) per il trattamento dei Disturbi dell’Alimentazione, parte 2

Dialectical Behavior Therapy (DBT) per il trattamento dei Disturbi dell’Alimentazione, Firenze, 17-19 Aprile 2015 – Report del workshop, II Parte

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